Ti è mai capitato di guardare il tabellone dei prezzi dell’autobus e pensare, anche solo per un secondo, “ma perché non può essere gratis, almeno qui in centro”? La cosa curiosa è che in Italia, in alcune città, quella frase è già diventata realtà. Non ovunque, non sempre, ma abbastanza spesso da cambiare davvero il modo in cui ci si muove, si studia e si vive la città.
Perché alcune città scelgono il “bus gratis”
L’idea dei trasporti pubblici gratuiti non nasce per fare un regalo fine a sé stesso. Di solito si punta a tre obiettivi molto concreti:
- ridurre traffico e parcheggi selvaggi, soprattutto nei centri storici
- tagliare emissioni e rumore, spingendo la mobilità sostenibile
- migliorare l’accessibilità, per residenti, studenti, anziani e persone con redditi più bassi
In pratica, la gratuità diventa una leva di politica urbana, una scelta che incide su abitudini quotidiane, tempi di spostamento e qualità della vita.
Gratuità integrale o molto estesa: dove succede davvero
Qui parliamo di città in cui il trasporto urbano è stato reso gratuito in modo stabile, o quasi.
- Chieri (Piemonte): ha introdotto la gratuità integrale degli autobus urbani, con l’idea di togliere auto dalle strade e rendere più semplice muoversi per commissioni e servizi.
- Tortona (Piemonte): anche qui il trasporto pubblico urbano gratuito è stato adottato con un’impostazione di sostenibilità e alleggerimento del traffico cittadino.
- San Giovanni Valdarno (Toscana): ha orientato la gratuità soprattutto ai residenti, con un obiettivo pratico, rendere più comodi gli spostamenti locali e dare ossigeno anche alle attività commerciali.
- Genova: caso particolare e molto interessante, la gratuità è stata estesa a servizi strategici in centro come metro, ascensori e funicolari, fondamentali in una città verticale e piena di salite.
Gratuità “mirata”: studenti, weekend, zone e occasioni
In molte realtà italiane la gratuità è pensata come strumento chirurgico, non totale, ma capace di incidere dove serve.
- Padova: ha attivato un programma molto ampio per studenti, coinvolgendo decine di migliaia di persone attraverso una collaborazione tra istituzioni e gestore del servizio. Se studi, l’impatto è immediato, cambia proprio la percezione della città.
- Trento: è stata tra le prime a introdurre abbonamenti gratuiti per la comunità universitaria, un modo semplice per rendere l’autobus l’opzione “predefinita”.
- Reggio Emilia: ha sperimentato la gratuità in alcune aree, con effetti positivi sul traffico e una maggiore propensione a lasciare l’auto fuori dalle zone più critiche.
- Bergamo: ha puntato su weekend e festivi, una scelta che spesso funziona bene perché intercetta shopping, passeggiate e tempo libero.
- Bologna: in occasione di eventi speciali e fiere, la gratuità diventa uno strumento di gestione dei flussi e di riduzione dell’ingolfamento.
La svolta “regionale”: il Piemonte e gli universitari under 26
Qui vale la pena fermarsi un attimo, perché non è più solo una scelta comunale. Dal 2025/26 il Piemonte ha lanciato una misura che rende gratuiti i mezzi pubblici locali urbani per universitari under 26 in più città, tra cui Torino, Asti, Biella, Cuneo, Novara e Vercelli.
A Torino, con il programma “Piemove: Piemonte, viaggia, studia”, l’idea è chiara: se sei studente e ti muovi spesso, la gratuità ti porta a usare con continuità metro, tram e bus, trasformando una sperimentazione in abitudine.
Esperienze temporanee e “quasi gratis”
Non sempre la gratuità è permanente. A volte è un test, a volte una risposta a un momento specifico.
- Bra (Piemonte): ha sperimentato iniziative temporanee come “ViaggiaGratis”, nate anche per incentivare l’uso dei mezzi in periodi in cui carburante e costi di spostamento pesano di più.
- Potenza: ha reso gratuiti i bus urbani per un periodo limitato (ottobre 2022), durante una fase di transizione nella gestione del servizio.
- Terni: ha provato una formula “quasi gratuita” con biglietti fortemente agevolati, come nell’iniziativa “Alba Gratis in Bus”.
Come capire se nella tua città è davvero gratis (senza sorprese)
La parte “furba” è questa: la gratuità spesso vale solo per alcune categorie o in certi orari. Prima di contare su un viaggio gratis, controlla:
- se serve residenza o un tesserino (spesso sì)
- se vale su tutte le linee o solo in aree centrali
- se è un progetto temporaneo
- se copre bus, tram, metro o anche servizi particolari
In fondo, questa ondata di esperimenti è una piccola lezione di mobilità: quando sposti il costo, cambi il comportamento. E quando cambia il comportamento, cambia la città.




