C’è un momento, con i gatti, in cui smetti di pensare “sarà solo stanchezza” e ti si accende una lampadina. Non perché facciano scenate, anzi, perché spesso fanno il contrario: spariscono. E proprio quel gesto, apparentemente innocuo, è uno dei segnali più importanti che il tuo gatto potrebbe stare male.
Il gesto che non va sottovalutato: sparire e isolarsi
Se il tuo gatto inizia a nascondersi all’improvviso, scegliendo angoli bassi, dietro i mobili, sotto il letto o in posti dove di solito non va, è un campanello d’allarme serio. Un gatto che non sta bene tende a ritirarsi, riduce la socievolezza, evita il contatto e a volte diventa persino irritabile o “strano”.
Perché lo fa? È un comportamento legato all’istinto: quando un animale si sente vulnerabile, cerca un rifugio. Ecco perché, se noti questo cambiamento netto, la regola pratica è semplice: se si nasconde e non è “da lui”, chiamare il veterinario è la scelta più prudente.
Quando è davvero urgente
Portalo subito dal veterinario (o contattalo immediatamente) se l’isolamento è accompagnato da uno di questi elementi:
- apatia marcata (non reagisce come al solito)
- rifiuto del cibo o dell’acqua
- respiro affannoso o a bocca aperta
- vomito o diarrea ripetuti
- difficoltà a muoversi, saltare o stare in piedi
Letargia: non è solo “sonnolenza”
I gatti dormono tanto, lo sappiamo. Ma la letargia non è un sonnellino in più: è quel senso di “spento”, come se il gatto fosse presente a metà. Se lo vedi dormire più del normale e, quando è sveglio, resta fermo, non gioca, non esplora, non risponde agli stimoli come prima, vale la pena approfondire.
Un trucco semplice: prova a fare una cosa che di solito lo attira (un rumore di crocchette, un giochino preferito). Se la risposta è minima o nulla, non liquidarlo come capriccio.
Appetito e sete: i cambiamenti più rivelatori
Tra i segnali che i veterinari considerano più utili ci sono i cambiamenti nell’appetito o nella sete. A volte si tratta di una diminuzione, altre volte del contrario.
Attenzione in particolare a:
- non mangia per 24 ore (soprattutto se adulto e di solito regolare)
- mangia molto meno per più giorni
- beve tantissimo (potrebbe indicare, tra le varie cause, problemi metabolici o renali)
- va spesso alla ciotola ma sembra infastidito, come se ci fosse dolore
Se puoi, misura in modo pratico: riempi la ciotola alla stessa ora e osserva quanto cala.
Vomito, diarrea e stipsi: quando “capita” e quando no
Un episodio isolato può succedere, ad esempio per boli di pelo. Ma se compaiono vomito o diarrea ripetuti, o se noti stipsi evidente (sforzi in lettiera, vocalizzi, nessuna produzione), è meglio non aspettare troppo. La disidratazione nei gatti arriva in fretta, e spesso loro la mascherano finché non stanno davvero male.
Naso asciutto e mucose: dettagli piccoli, utilissimi
Si sente dire spesso “il naso asciutto non conta”, ma come indizio non va ignorato. Un naso di solito umido e roseo che diventa insolitamente asciutto, soprattutto insieme ad altri sintomi, merita attenzione.
Controlla anche:
- gengive pallide, giallastre, bluastre o molto scure
- alito cattivo improvviso
- occhi o orecchie arrossati, sporchi, con secrezioni
Per capire quanto contano le mucose, pensa a loro come al “cruscotto” del corpo, raccontano ossigenazione, idratazione e possibili infiammazioni. Una base utile, se vuoi orientarti, è la mucosa.
Vocalizzi insoliti: miagolii che non riconosci
Un altro segnale sottile: miagolii più frequenti, più forti, o con un tono diverso. Alcuni gatti fanno anche fusa “fuori contesto”, come se cercassero di calmarsi. Se senti che sta comunicando in un modo che non ti torna, ascolta quel dubbio.
Pelo, movimenti e postura: il corpo parla
Guarda il gatto mentre cammina: zoppie, rigidità, difficoltà a saltare sul divano o a scendere sono segnali concreti. Anche il pelo racconta molto: pelo opaco, trascurato, o leccamento compulsivo con chiazze senza pelo possono indicare dolore, stress o disturbi cutanei.
Cosa fare nelle prossime 24 ore (senza perdere tempo)
Se i sintomi sono lievi e isolati, puoi monitorare per un breve periodo. Ma se noti più segnali insieme, o se l’isolamento è netto e improvviso, non aspettare.
Ecco una mini-checklist pratica da annotare per il veterinario:
- Da quando è cambiato il comportamento?
- Quanto ha mangiato e bevuto nelle ultime 24 ore?
- Ha vomitato o avuto diarrea, quante volte?
- Come respira, e come si muove?
- Ha cambiato posto per dormire, si nasconde, evita il contatto?
Il punto è questo: quel gesto di “sparire” non è timidezza. È spesso il modo più silenzioso che un gatto ha per chiederti aiuto. E quando lo capisci, agire in fretta può davvero fare la differenza.



